Inutile girarci intorno: chi mi conosce sa fin troppo bene quanto io possa arrivare a odiare il mio compleanno – una persona che adoro infinitamente una volta mi organizzò una festa a sorpresa e fu con molta probabilità uno dei momenti più critici del nostro rapporto. Quest’anno invece sono rotolato verso la data fatidica nella più assoluta inconsapevolezza, anzi, per essere attinenti alla realtà, me lo sono ricordato il 19 sera e solo grazie (o a causa) delle parole distratte di un amico. Quasi sempre il 20 Marzo lo passo tumulato in casa a fare cattivi pensieri, in questo non ho notato cambiamenti sensibili. Mentirei però se dicessi di non apprezzare le tante chiamate, i messaggi e financo le vuote formule di circostanza che avete voluto dedicarmi nel marasma sociale ed emotivo in cui siamo tutti invischiati, e sul quale avrei molte cose da dire, ma non ne ho voglia, anzi un po’ ne ho paura. Ho smesso tempo fa di scrivere su Fb e anche nel comporre queste poche righe mi sembra di violare il sacro giuramento di disintossicarmi dalla dopamina – già mi chiedo se questo status prenderà troppi like, o peggio, troppo pochi. I social in questi giorni sono per me fonte di grande ansia, ma anche di grandi risate, e non posso che ringraziare tutti quelli che regalano riflessioni e battute e santissimi meme che aiutano a far tramontare un’altra giornata. A quelli che invece continuano imperterriti a seminare odio, divisione, intolleranza non va che la mia pietà e commiserazione: se neanche un momento come questo è capace di insegnarvi che in fondo siamo tutti la stessa cosa, mi dispiace per voi, siete irrecuperabili, vi attende una bella rivoluzione comunista (o almeno questo è il mio augurio). A tutti gli altri i miei abbracci più calorosi e i miei baci più forti. Certo mi aspettavo meno auguri in bacheca e più nudi in posta privata, vi prego di rimediare. E ora scusate ma torno alla mia sacra missione, combattere la piaga delle pischelle che prima era solo per amicizia, oggi invece su Tinder ma solo per la quarantena.