Ultimamente ho il cuore così grosso che temo possa scardinarmi il petto, davanti ai miei occhi la mattina si schiude sempre come una parentesi di opportunità, meraviglia e smarrimento in cui so di poter operare cambiamenti piccoli e grandi, in cui sono convinto di poter fare ancora la differenza, in cui – appena esauriti gli impegni legati alla sussistenza e al capitalismo – posso dedicarmi ad arricchire di gentilezza e comprensione questa tragicomica allucinazione collettiva che ci ostiniamo a chiamare vita, essere lo sconosciuto sorridente che tutti noi abbiamo incontrato almeno una volta, di quelli che hanno saputo cambiarci il sapore di una giornata con semplici gesti cordiali e frasi delicate, ma che dico, vorrei riconciliare ogni incomprensione, ricomporre ogni strappo, recapitare pace in ogni casa e in ogni anima, consolare i bambini che tutti noi ci porteremo sempre dentro, dire loro che sono stati bravi, non preoccupatevi, andrà tutto bene, e sempre più spesso, la sera, invece di gettare ciclicamente sguardi ansiosi su Facebook, con la paura che le persone che amo e ho amato e amerò siano andate avanti con la propria vita e mi abbiano, in definitiva, dimenticato, invece di spararmi l’ennesimo pornazzo scontato e vuoto, che mi lascerà solo con il fazzoletto sporco in mano e il post orgasmic chill puntato contro lo sterno, sempre più spesso invece me ne resto con i piedi appoggiati allo stipite della finestra, con la musica alta nelle cuffie e un qualche eroico sconvolgimento a impedirmi di dormire, e per ore guardo fuori nella notte chiedendomi se qualcuno tra i miei vicini, se anche soltanto una delle persone che vivono dall’altra parte della strada (e di cui all’improvviso mi sorprende non sapere nulla) stanotte si culla pure lui in questa mia stessa piacevole insonnia, desiderando anche lui due braccia così, da stringere il mondo intero, due braccia così da potervi coccolare tutti.

Forse devo smettere di fare colazione con l’mdma.