Non c’è niente di meglio che rifilare un palo al vecchio amore adolescenziale mai corrisposto che inspiegabilmente torna a farsi vivo dopo un lungo periodo di ingiustificata latitanza.

Ti ricontatta in chat con qualche motivazione futile, una scusa come un’altra che invariabilmente sboccia in un invito a bere un caffè o una birra – invito che accogli volentieri al solo scopo di goderti il suo patetico tentativo di darsi un tono (è per questo che parlerà così diffusamente del proprio lavoro, del contratto vantaggioso che lo lega a una professione che ama, dei viaggi recentemente conclusi e appena programmati, delle sue più disparate ambizioni o velleità artistiche) così da resuscitare ai tuoi occhi un appeal ormai sepolto sotto anni di rancore e idealizzazioni tradite.

Una volta avresti ucciso per avere un frammento della sua attenzione – una parola buona, un cenno di intesa, un sorriso complice – eppure oggi l’unico sentimento che riesce a risvegliarti è una grande tenerezza, condizione storicamente avversa all’erotismo.

Ma è soltanto al momento di salutarsi, quando l’abbraccio sembra protrarsi più del dovuto, mentre la sua mano ti scivola quasi distrattamente lungo il fianco e le sue labbra continuano a indugiare su quella terra di confine che separa la guancia dalla bocca, giusto il tempo necessario affinché il tuo antico amore possa confessare, in modo imbarazzato e confuso, la voglia di rivederti il prima possibile, soltanto allora puoi distanziarti con un gesto pacato, guardarlo dritto negli occhi e freddarlo con poche, semplici parole: «Mi dispiace Don Nicola, hai già avuto la tua occasione».